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TROPPI EQUIVOCI SULLA FORMAZIONE DEI PROF
di Onorato Grassi*
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L’annunciato decreto sugli insegnanti ha suscitato le vivaci reazioni dei sindacati sulle nuove norme di reclutamento. Poca attenzione e stata invece riservata alla formazione dei futuri docenti, cui e dedicate la prima parte del decreto. Eppure dalla natura di tale formazione dipenderà in larga misura la fisionomia dei docenti che, nei prossimi anni, insegneranno nella scuola italiana, ad ogni livello. Per quel che si sa, il decreto, che regolamenta l'articolo 5 della riforma scolastica, mira all'eliminazione di una delle principali anomalie della scuola italiana: il ritardo con cui avviene l'inserimento dei docenti (secondo le stime, l'età media dell'entrata in ruolo e intorno ai 38 anni) e la conseguente formazione di una massa enorme di precari.
Per ovviare a questa grave situazione, dovuta in gran parte ai concorsi o alle graduatorie permanenti, il rimedio è stato trovato in una forma di selezione anticipate (dopo i primi tre anni di università), che consenta di far coincidere la domanda con l'offerta, eliminando cosi le sacche di precariato e permettendo ai futuri docenti di entrare in ruolo, se tutto va bene, intorno ai 26-27anni. Una meta condivisibile, che, tuttavia potrebbe riflettersi negativamente sulla carriera dell'aspirante docente, qualora alcuni punti controversi della legge fossero equivocamente interpretati.
La prima e principale questione riguarda dove avviene la formazione dei docenti. La legge parla di corsi di laurea specialistica, ma non dice se debbano essere corsi specificamente istituiti per l'insegnamento oppure possano essere gli attuali corsi, predisposti per accogliere percorsi di formazione per gli insegnanti. Tramontata l'ipotesi di classi di laurea apposite per la formazione degli insegnanti, rimane il problema di corsi specifici e distinti. Se la loro istituzione si giustifica per i priori livelli delta scuola, più difficile risulta estendere questo modello alla scuola secondaria, ove il peso delle materie e rilevante e determinante.
La creazione di corsi di laurea appositamente finalizzati all'insegnamento introdurrebbe dualismi pericolosi per i docenti di queste scuole, dal punto di vista sic didattico sia culturale, e devastanti per il sistema universitario. Affiancare a lauree in fisica o in lettere lauree in "fisica per l'insegnamento" o in "lettere per l'insegnamento" - per non dire di altre materie quali diritto, economia, tecnica, per le quali risulta difficile pensare a lauree parallele nelle classi di giurisprudenza, economia e ingegneria - non solo separerebbe la formazione degli insegnanti dall'ambito scientifico e della ricerca, ma la porrebbe fuori sistema, sotto la responsabilità di non ben definiti organi di governo. Ad aggravare questa situazione concorrerebbe poi l'ipotesi di riorganizzare i corsi di formazione per insegnanti sulla base di "nuove" classi di abilitazione, che alcuni vorrebbero molto più ampie delle attuali, tali ad esempio da consentire, al singolo docente, l'insegnamento di quattro o cinque materie.
E' difficile pensare quale tipo di preparazione sarebbe necessaria per non ridicolizzare l'insegnamento, ma, soprattutto, sarebbe impossibile individuare una comunità scientifica di riferimento per un arco così vasto di discipline. Ed e noto che una formazione superiore senza una comunità scientifica che la sostenga e la promuova e destinata al fallimento.
La seconda questione riguarda la programmazione e l'entrata in ruolo.
Se si escludono programmazioni troppo rigide o troppo ampie, una soluzione potrebbe essere trovata m una programmazione a piramide. con accessi ragionevolmente aperti e meccanismi di selezione rigorosi, per quanto riguarda gli studi, la laurea e l'abilitazione, il praticantato e l'entrata in ruolo (che non può essere intesa come semplice "conferma").
Tale proposta, tra l'altro, produrrebbe un innalzamento della preparazione culturale e professionale dei docenti; e ciò non sarebbe male, per una scuola che vuole essere all'altezza dei tempi e che nella figura degli insegnanti ha uno dei suoi cardini fondamentali. In altri paesi, errori gravi nella formazione dei docenti sono stati all'origine di guai a volte irrimediabili nel sistema di istruzione. Il nostro paese deve trovare. con responsabilità e collaborazione di tutti. le strade giuste per salvaguardare un bene così importante, e comune, come e l'educazione.
*professore di storia della filosofia medievale, Lumsa.
(Il Riformista del 13 agosto 2004, pag.2)
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