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NO-GELMINI DAY - Discutiamone
di Bruno Calchera
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Caro direttore,
la legge scolastica della Gelmini non fa che riportare a nuovo abitudini ed esperienze che 'la trinità' dell'insegnamento aveva solo complicato.
Che senso ha che un maestro insegni lettere ed un altro matematica? Non hanno abilitazioni specifiche differenti. Ciascuno può completare il proprio ruolo in modo pieno ed esclusivo. Anzi i bambini recepiscono una maggiore 'paternità educativa' con un insegnante che prevalentemente condivide la loro vita.
Questo accade nella famiglia e questo, giustamente accade a scuola. La generazione 'dotta' dei sessantottini è cresciuta così e nessuno può dimenticare la propria maestra o parlare male dell'insegnamento ricevuto.
Il battage sul tempo pieno è solo un pretesto per non capire che un insegnante fa ore la mattina, un altro li seguirà nei compiti e personalmente, e forse, come accade nei doposcuola esistenti, gli insegnati dovranno essere due. E poi non si licenzia alcun assunto. Si annulla finalmente un precariato fatto di spinte di assunzioni per lo Stato, si cancella quella strana abitudine di farsi assumere in un posto per trasferirsi vivino a casa, magari a 1000 chilometri di distanza, dove non esiste un bisogno conclamato.
Per l'università invece il dominus è Tremonti.
Qui si sta sfasciando tutta l'università. Per colpire alcune università che 'perdono', che hanno programmato male, che hanno favorito baronie si sfascia anche l'università seria, che non ha seguito un percorso suicida polverizzando cattedre e sedi.
Perché non colpire le università che fanno debiti? E' facile, basta annunciar loro che lo Stato non ripianerà più i loro debiti. Ci sono molti studenti, si facciano concorsi in quella università che ha tanti studenti. Ce ne sono pochi, che il professore di quella facoltà operi… pena la chiusura.
Pragmaticamente chi non è all'altezza di una offerta formativa capace, stia al seguito di chi è capace.
Le università 'malate' devono pagare e rientrare dal debito, mentre vengano dotate solo le università virtuose, quelle capaci di attrarre studenti, quelle forti nella innovazione, ricerca e soprattutto attente al loro bilancio. Allora se sono Fondazioni o meno non è importante.
E alla fine una valutazione sugli studenti oggi: al di là della protesta politica che si commenta da sé - fatta per proselitismo dalla sinistra - molti di essi dimostrano o di avere cattivi maestri che non sanno condividere una valutazione sulla scuola, o sono preda di un antiberlusconismo modaiolo.
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